Il costume moranese

Il costume moranese sul principio del secolo gli agiati borghesi, secondo il Severini, vestivano calzoni corti, scarpe con fibbie, sottoveste elegante a fiorami ed alcuni portavano finanche la lucerna e il codino. Le donne vestivano veste lunga con maniche larghe e pieghettate, le donne di nobiltà o di presunta nobiltà usavano vesti larghe, molto larghe, che comportavano l’uso di lunghe mutande e formavano il gruppo “folkloristico”. Tutte le donne usavano sopra il loro corpo una camicia di tela di bombacia o di lino lunga sino ai piedi. Sopra a questa veste imponino un’altra di panno rosso o di frandina chiamata “Cammisola”. Questa veste dal petto e dalle spalle si estende sino ai piedi senza coprire le braccia ed è quasi simile alla tunica dei Romani. Le femmine agiate adornano questa veste dalla parte delle spalle con nastri di seta bianca o rossa intessuta con fili d’argento, per cui questi nastri di seta bianca appaiono d’argento e quelli intessuti con seta rossa appaiono d’oro. Questi nastri si chiamano “trenne” dal verbo greco “teino = stendo”, perchè si estendevano a guisa di fasce. Le meno agiate le adornavano con nastri di semplice seta rossa o bianca, e le povere non adornavano le vesti. Sopra a questa seconda veste indossavano un’altra, che dalla parte delle spalle scende sino ai piedi; questa veste ha la forma di una gonnella, che è molto differente dalle tuniche romane.

Si attaccano alla gonnella le maniche per coprire le braccia, dai due lati delle spalle e dalla parte del torace.

Di sopra alle spalle usano un velo di finissimo lino o di seta cruda di colore bianco o d’altro, che è una specie degli antichi veli detti “suppuri”.

IL COSTUME MASCHILE

II costume tradizionale maschile è simile a quello di molte altre località della Calabria: calzoni corti di colore nero, calze bianche di lana con legaccio (rosso) sotto il ginocchio, elegante camicia bianca, gilè dello stesso colore dei calzoni, fisciù di seta rossa, scarpe nere con fibbia, con o senza cappello nero.

IL COSTUME FEMMINILE

Il costume tradizionale femminile festivo, costituisce una rara perla, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, dal momento che ha colpito la fantasia di parecchi pittori e scrittori; cosi si esprimeva lo scrittore inglese Norman Douglas nella sua opera “0ld Calabria” del 1915: <tipico del paesaggio di Morano è il costume delle donne con le gonne rosse di una tintura fabbricata in casa, e nastri di uguale colore tra i capelli. E’ un punto di rosso bello e riposante, tra il pompeiano e il mattone che assomiglia molto a quello degli abiti indossati dalle beduine di Tunisi, forse fu portato qua dai Saraceni>. Veramente molto bello, splendido e singolare, costituisce il vanto della cittadina di Morano anche oltre l’oceano, in Brasile, dove, nella città di Porto Alegre, la colonia moranese è rimasta legata alle tradizioni del paese natio mantenendole sempre vive con , i suoi canti, balli, piatti tipici, usi, costumi e lingua dialettale, grazie al suo gruppo folkloristico sempre attivo. Il costume risulta così composto:

A cammisa: una camicia di tela di bombace di lino, lunga sino ai piedi, da portare sopra il corpo, è simile, alla “Subucula” degli antichi Romani.

A cammisola: una camicia di pannetto di smercio locale, tinto in rosi con la rubia tictoria o di fiandina, viene indossata sopra la prima, dal petto e dalle spalle si estende sino ai piedi senza coprire le braccia ed è simile alla tunica dei Romani, è adornata dalla parte delle spalle con nastri di seta bianca o rossa, intessuta con fili d’argento.

U Currettu: ossia corpetto, un’altra veste sopra la seconda che scende dalle spalle sino ai piedi, simile a una gonnella.

A Gunneddra: gonnella di colore celeste, “cu gaddrunu r’oru” (gallone, fregio d’oro).

A Faveddratura: una specie di grembiale, con rispettive sopramaniche che richiamano “a faveddratura” e che si allacciano al corpetto della gonnella con fondo bianco e ricco ricamo in oro.

A Scettula: nastri di seta rossa a forma di treccia in testa. Scarpe e calze bianche.

Ori: una spilla per chiudere il collo della camicia; una catena girocollo con ciondolo; una catena lunga che veniva sistemata a mo d’orologio oppure raffermata con una spilla, orecchini a pendolo, anelli a piacere.

Tratto da <<Morano: La sia storia, la sia arte, la sua vita>>

Scuola Media Statale “Gaetano Scorza” – edito Edizioni Prometeo